Matricole abrase

Al fine giuridico, trattasi di accertamento tecnico irripetibile che viene eseguito ai sensi dell’articolo 360 c.p.p. (garanzie difensive).

Fino ad alcuni decenni fa quasi tutte le armi da fuoco erano matricolate con la classica punzonatura a pressione con la quale tramite un urto di martello oppure con un apposito torchio o maglio si imprimono i numeri sull’acciaio dell’arma.

Tale procedura favorisce una dislocazione plastica degli strati del metallo periferici all’impressione ed anche una modificazione della densità di essi (compressione plastica) oltre ad una profonda trasformazione dell’orientamento cristallino.

Dopo i tentativi di cancellazione che avvengono generalmente per  limatura (abrasione), per trapanatura o per fresatura (obliteratura) si crea una asportazione dei tratti superficiali o quantomeno di quei tratti suscettibili di visione ottica.

Difficilmente si riescono a cancellare o modificare anche la struttura intima del metallo che si trova a quote  più profonde.

Eventuali diversità fisico-strutturali attinenti le cifre originariamente apposte possono essere esaltate  con vari metodi:

  1. Metodo fotografico all’infrarosso.
  1. Metodo chimico con apposti mordenti
  1. Metodo elettrochimico.

Metodo fotografico

E’ il più semplice e consiste nello spianare con carta molto fine la zone interessata per poi eventualmente lucidare a specchio con pasta siliconica oppure con sospensione di ossido di alluminio e successivamente si esegue una fotografia all’infrarosso dopo aver riscaldato leggermente la zona stessa.

Il potere riflettente del metallo all’infrarosso mette in risalto ombre attinenti alle cifre in precedenza asportate. E’ preferibile ricorrere, eventualmente anche alla fotografia all’ultravioletto dopo aver passato sulla zona un batuffolo di ovatta intriso di sostanza  fluorescente in soluzione.

Metodo chimico

Era utilizzato molti decenni fa e consisteva nell’apporre sulla zona preventivamente sgrassata e lucidata una soluzione di:

  • Acido cloridrico concentrato
  • Cloruro di rame
  • Acqua distillata

Dopo alcuni secondi di applicazione dovrebbero venire alla luce connotazioni contraddistinte da altra colorazione inerenti le sagomature delle cifre in precedenza cancellate.

Tutto quanto descritto riguarda le matricolazioni su acciaio, diversamente, per quelle apposte su componenti dell’arma costituite da leghe leggere, si rende necessario ridurre la soluzione dell’acido cloridrico a causa delle sue rapidissime corrosioni aggiungendo  alcool 95° e percloruro di ammonio. 

Il sistema elettrolitico

E’ quello  attualmente  più semplice e più usato dalla Polizia Scientifica e Carabinieri.

Anch’esso necessiterebbe di una preventiva fotografia  anche all’infrarosso.

Come attrezzatura si utilizza  una batteria oppure un normale trasformatore a 12 V con due fili conduttori  ed un tamponcino di feltro oppure cotone idrofilo. Si imbeve il tamponino nella soluzione citata nel seguito e lo si passa sulla zona da trattare previa preliminare sgrassatura della zona stessa ed il collegamento dell’arma al polo positivo. Dopo pochi secondi incominceranno ad apparire i tratti precedenti  che vanno subito fotografati a luce normale o meglio a luce radente.

La soluzione usata ed applicata all’  ANODO ovvero il tamponcino (il  CATODO è arma) è generalmente costituita da:

  • Acqua distillata 60 cc.
  • Cloruro di ammonio 1 grammo
  • Acido cloridrico concentrato ½ cc

 

Nei tempi  più recenti i numeri di matricola vengono anche eseguiti con altri metodi  diversi da quello meccanico o della punzonatura.

Essi sono il metodo: 

Incisione chimica

Tramite l’attacco profondo con un acido o con un mordente apposito (acqua forte, acqua ragia, miscela di bicromato di potassio in acido solforico concentrato etc) eseguito con appositi apparecchi d’incisione. Ulteriore metodo e quello eseguito a penna elettrica che, in realtà non si discosta molto dal precedente.

Questi due metodi d’incisone rendono l’opera di rilevazione abbastanza problematica al fine della rigenerazione in quanto si ha solo una modificazione chimica strutturale molto limitata in superficie e non una modificazione strutturale fisica profonda come nella punzonatura e, in tal caso l’unico espediente resta quello di fare una microfotografia a varie temperature di colore al fine di scoprire le infinitesime cri briosità causate dall’attacco del mordente ai cristalli del metallo.

Incisione laser

Da circa il  2005 le principali  fabbriche d’armi hanno iniziato ad imprimere le seriali di matricola con la tecnologia laser, che presenta indubbi vantaggi sia da un  punto di vista economico che da quello della sicurezza perché garantisce il controllo in  modo automatizzato, esente da possibili errori.

La potenza del laser e la durata dell’impulso sono le variabili fondamentali che determinano la temperatura della zona di fusione e il tempo di interazione con il metallo.

Da un’attenta analisi a microscopio si potranno notare come i bordi dei solchi attinenti alle cifre siano piuttosto irregolari e questo è attribuibile ai fenomeni di condensazione del metallo liquido conseguenti al raffreddamento del materiale.

Attualmente, ad esempio, alla “Beretta”, circa il 60% della produzione delle armi sportive, corte e lunghe, è marcato (Serial Number, Modello, Produttore, Paese) con il metodo LASER. I vantaggi dell’utilizzo della tecnologia laser per un grande produttore di armi sono diversi: oltre ad una buona profondità di marcatura l’esecuzione risulta molto semplice ed il costo contenuto con il valore aggiunto della sicurezza garantita dal controllo automatico dell’esistenza, dell’univocità e della conformità della marcatura.

La legislazione vigente non impone ancora parametri tecnici da rispettare: non è imposta nessuna metodologia in particolare per la marcatura delle armi da fuoco né tantomeno le dimensioni e la profondità minima del solco.

Anche nel caso dell’incisione laser, se  l’asportazione del metallo, è praticata ad ampiezza e profondità inferiore all’ immagine latente delle cifre impresse, sarà possibile procedere al recupero delle stesse. Poiché le possibilità di successo del ripristino del numero di matricola dipendono dalla profondità della deformazione plastica subita dal metallo in fase di impressione, risulta evidente la necessità di disciplinare tecnicamente e giuridicamente questa operazione, al fine di massimizzare le possibilità di recupero da parte degli organi investigativi senza incidere, possibilmente, sui costi di produzione.

Dal momento che il laser, non agisce sul metallo inducendo una deformazione plastica ma creando una sublimazione del materiale, le sperimentazioni condotte  hanno consentito di verificare che le tecniche tradizionali di ripristino rimangono efficaci anche per l’esaltazione di matricole incise mediante tecnologia laser anche se i margini di successo si sono dimostrati certamente inferiori a quelli ottenibili su esami condotti a carico di matricole cancellate sull’acciaio ottenute per punzonatura.

 

APPROFONDIMENTI

Art. 360 c.p.p. 2017 

  1. Quando gli accertamenti previsti dall’articolo 359 riguardano persone, cose o luoghi il cui stato è soggetto a modificazione, il pubblico ministero avvisa, senza ritardo, la persona sottoposta alle indagini, la persona offesa dal reato e i difensori del giorno, dell’ora e del luogo fissati per il conferimento dell’incarico e della facoltà di nominare consulenti tecnici.
  1. Si applicano le disposizioni dell’articolo 364 comma 2.
  1. I difensori nonché i consulenti tecnici eventualmente nominati hanno diritto di assistere al conferimento dell’incarico, di partecipare agli accertamenti e di formulare osservazioni e riserve.
  1. Qualora, prima del conferimento dell’incarico, la persona sottoposta alle indagini formuli riserva di promuovere incidente probatorio, il pubblico ministero dispone che non si proceda agli accertamenti salvo che questi, se differiti, non possano più essere utilmente compiuti.

4-bis. La riserva di cui al comma 4 perde efficacia e non può essere ulteriormente formulata se la richiesta di incidente
probatorio non è proposta entro il termine di dieci giorni dalla formulazione della riserva stessa.

  1. Fuori del caso di inefficacia della riserva di incidente probatorio previsto dal comma 4-bis, se il pubblico ministero, malgrado l’espressa riserva formulata dalla persona sottoposta alle indagini e pur non sussistendo le condizioni indicate nell’ultima parte del comma 4, ha ugualmente disposto di procedere agli accertamenti, i relativi risultati non possono essere utilizzati nel dibattimento.